mercoledì 17 aprile 2013

"mi casa es tu casa"





Succede...un pomeriggio di uno dei tanti giorni piovosi di quest'Aprile che, in ritardo in modo imbarazzante come di consueto, mi sia capitato di passar davanti a quella casa...la casa del dopo Canarias, la casa del non mi faccio domande e vita a fior di pelle...degli aperitivi in terrazza, di Mafi che gioca con la pompa dell'acqua, dei 4 gazebi che hanno preso il volo, delle cene con la vecchia decrepita con la linea diretta ai carabinieri, di 'io speriamo che me la cavo rimpatriando'
lei..la casa dei Nani.
Arrivò anche quel giorno, che poi non se lo si spiega mai davvero cosa ti scatta dentro..è quel momento, sempre quello, quello del quadro che cade, quello di quel rumore sordo perfettamente descritto da un frannnn..citando il mio vecchio amico Baricco:
 Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.
Un inchino ed un sorriso.....ciao Casa dei Nani!!! così un giorno di metà dicembre arrivò anche il momento di chiudere quella porta...
In un istante mi sono passate davanti tutte le case che ho avuto in questi ultimi 12 anni di vagabondaggio e, includendo quelle dell'Università sono 9, e se ci penso troppo mi sento le gambe molli..
La prima fu a Padova, in via Venezia, uno dei quartieri più malfamati della città. Erano due condomini azzurro grigi che si stagliavano paralleli nel cielo nebbioso padovano. Gli inquilini erano tutti immigrati, spacciatori, prostitute...ma il mio preferito era un travestito secchissimo che aspettava alla finestra i clienti avvolto da una luce rossa....
Io, giovane suffragetta taglia 26, sprezzante del pericolo e completamente incosciente me ne innamorai subito e tac! Avevo tre coinquilini, un veneziano taciturno, un trentino che si faceva gli acidi per (a suo avviso) studiare la mente umana, e la mia compagna di stanza, padovana che aveva un'iguana che mi odiava a morte! Come fa un'iguana ad odiarti penserete??può....ha cercato di colpirmi più volte e oltre a fare i suoi bisogni sul mio letto mi tendeva gli agguati di notte!
Fu il primo anno...fu il primo spriz...fu quando scoprii l'alcool e le meraviglie della vita da universitari!
La seconda sempre a Padova, in zona residenziale con la mia compagna di avventure....pericolosità azzerata, ma coinquilini raccapriccianti! Uno era l'esatto'incrocio tra caparezza e suor Germana, capelli a fungo, proveniente da Cortina, ma la parte nerd...amante dei giochi di ruolo, ho sempre temuto ci piombasse in camera per ucciderci.
L'altro dell'entroterra vicentino, ingegnere, ovviamente al 32'esimo anno fuori corso (ormai aveva 60anni) un maniaco certificato...mi vengono ancora i brividi al solo ricordo!
Poi fu il secondo anno...tanta scherma e feste fino al mattino e la terza casa in centro a Padova, tra i tetti...la coniquilina era meravigliosa, bolzanina...ma il ricordo più vivo è la vicina, tal Sigra Poletto, 800enne simpaticissima..unico neo, oltre la pericolosissima vicinanza alla piazza degli spriz, le pareti davvero troppo sottili! Tanto da farci ascoltare perfettamente una mattina, avvolte nel silenzio del libro di diritto internazionale, la telecronaca in diretta di un clistere...
Poi fu il tempo del ritorno alle origini, della vita cittadina e la casa naif in ponte della Vittoria, carta da parati, stile anni 50', io e la coinquilina romana e la proprietaria che, non viveva lì, ma di quando in quando spuntava da una stanza che teneva sottochiave...
Di lì a poco ecco arrivare la convivenza con una delle mie migliori amiche nel quartiere più bello della città: San Zeno. Noi, il gatto, la lavagna ed il vicino di casa che tutte le mattine mi svegliava con una serenata di musica lirica da far invidia a chiunque...
fino a che..di soppiatto, ecco arrivare quella notte, la notte in cui, seduta sul letto nella mia stanza spoglia, aspettavo, stringendo un biglietto di sola andata, con tutta la vita rinchiusa in una valigia la macchina che mi avrebbe portato alla prossima tappa: Corralejo_Fueteventura.
Le case di lì in poi sono sempre state diverse, il concetto era diverso...era un : io e te.
Eccomi entrare nel 'adosado' con terrazza, piscina, biliardo...dove le nuvole erano talmente vicine da dare l'impressione di caderti addosso da un momento all'altro, dove il profumo d'oceano ti svegliava il mattino..dove tutto sembrava brillare.
Poi venne il momento di dare una pennellata di giallo e traslocare non in una casa, ma in un edificio insieme alle sorelle di spirito. Era impossibile non sorridere ogni giorno all'aprire la porta di casa vedendo il mio frigo muccato, impossibile non ridere fino alle lacrime, impossile sentirsi soli, impossibile non avere un colpo al cuore uscendo dal portone quando l'oceano ti inondava gli occhi, dove l'immenso era contenuto in qualche modo in un posto così piccolo!
Poi fu la volta del piccolo castello al sud di Gran Canaria, dove la calima non ti lasciava scampo e tutto sembrava deformato...dove il quadro cadde di nuovo, e frannn, nuovo biglietto di sola andata, andata verso quella meta, che in teoria dovrebbe essere 'casa' ma in pratica non si capiva se lo era ancora, semplicemente la soluzione più logica.
Ed eccomi qui, sono passati altri due anni da quel giorno, ho una casa nuova...è un mix tra tutte, sembra una baita canaria sul Lago...e quando, davanti all'ennesimo trasloco mi sono chiesta
sarà l'ultimo?” chissà...ma ho come il presentimento che, tra un po', sentirò di nuovo fraannnn....
ogni casa è stata un'esperienza, un periodo, una trasformazione...ognuna con il suo perchè, chissà che rumore fa il momento in cui si capisce di fermarsi...vi aggiornerò.