Succede...un
pomeriggio di uno dei tanti giorni piovosi di quest'Aprile che, in
ritardo in modo imbarazzante come di consueto, mi sia capitato di
passar davanti a quella casa...la casa del dopo Canarias, la casa del
non mi faccio domande e vita a fior di pelle...degli aperitivi in
terrazza, di Mafi che gioca con la pompa dell'acqua, dei 4 gazebi che
hanno preso il volo, delle cene con la vecchia decrepita con la linea
diretta ai carabinieri, di 'io speriamo che me la cavo rimpatriando'
lei..la
casa dei Nani.
Arrivò
anche quel giorno, che poi non se lo si spiega mai davvero cosa ti
scatta dentro..è quel momento, sempre quello, quello del quadro che
cade, quello di quel rumore sordo perfettamente descritto da un
frannnn..citando il mio vecchio amico Baricco:
“ Quando
cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più.
Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando
vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo
specchio e ti accorgi che sei vecchio.
Un
inchino ed un sorriso.....ciao Casa dei Nani!!! così un giorno di
metà dicembre arrivò anche il momento di chiudere quella porta...
In un
istante mi sono passate davanti tutte le case che ho avuto in questi
ultimi 12 anni di vagabondaggio e, includendo quelle dell'Università
sono 9, e se ci penso troppo mi sento le gambe molli..
La
prima fu a Padova, in via Venezia, uno dei quartieri più malfamati
della città. Erano due condomini azzurro grigi che si stagliavano
paralleli nel cielo nebbioso padovano. Gli inquilini erano tutti
immigrati, spacciatori, prostitute...ma il mio preferito era un
travestito secchissimo che aspettava alla finestra i clienti avvolto
da una luce rossa....
Io,
giovane suffragetta taglia 26, sprezzante del pericolo e
completamente incosciente me ne innamorai subito e tac! Avevo tre
coinquilini, un veneziano taciturno, un trentino che si faceva gli
acidi per (a suo avviso) studiare la mente umana, e la mia compagna
di stanza, padovana che aveva un'iguana che mi odiava a morte! Come
fa un'iguana ad odiarti penserete??può....ha cercato di colpirmi più
volte e oltre a fare i suoi bisogni sul mio letto mi tendeva gli
agguati di notte!
Fu il
primo anno...fu il primo spriz...fu quando scoprii l'alcool e le
meraviglie della vita da universitari!
La
seconda sempre a Padova, in zona residenziale con la mia compagna di
avventure....pericolosità azzerata, ma coinquilini raccapriccianti!
Uno era l'esatto'incrocio tra caparezza e suor Germana, capelli a
fungo, proveniente da Cortina, ma la parte nerd...amante dei giochi
di ruolo, ho sempre temuto ci piombasse in camera per ucciderci.
L'altro
dell'entroterra vicentino, ingegnere, ovviamente al 32'esimo anno
fuori corso (ormai aveva 60anni) un maniaco certificato...mi vengono
ancora i brividi al solo ricordo!
Poi fu
il secondo anno...tanta scherma e feste fino al mattino e la terza
casa in centro a Padova, tra i tetti...la coniquilina era
meravigliosa, bolzanina...ma il ricordo più vivo è la vicina, tal
Sigra Poletto, 800enne simpaticissima..unico neo, oltre la
pericolosissima vicinanza alla piazza degli spriz, le pareti davvero
troppo sottili! Tanto da farci ascoltare perfettamente una mattina,
avvolte nel silenzio del libro di diritto internazionale, la
telecronaca in diretta di un clistere...
Poi fu
il tempo del ritorno alle origini, della vita cittadina e la casa
naif in ponte della Vittoria, carta da parati, stile anni 50', io e
la coinquilina romana e la proprietaria che, non viveva lì, ma di
quando in quando spuntava da una stanza che teneva sottochiave...
Di lì
a poco ecco arrivare la convivenza con una delle mie migliori amiche
nel quartiere più bello della città: San Zeno. Noi, il gatto, la
lavagna ed il vicino di casa che tutte le mattine mi svegliava con
una serenata di musica lirica da far invidia a chiunque...
fino a
che..di soppiatto, ecco arrivare quella notte, la notte in cui,
seduta sul letto nella mia stanza spoglia, aspettavo, stringendo un
biglietto di sola andata, con tutta la vita rinchiusa in una valigia
la macchina che mi avrebbe portato alla prossima tappa:
Corralejo_Fueteventura.
Le
case di lì in poi sono sempre state diverse, il concetto era
diverso...era un : io e te.
Eccomi
entrare nel 'adosado' con terrazza, piscina, biliardo...dove le
nuvole erano talmente vicine da dare l'impressione di caderti addosso
da un momento all'altro, dove il profumo d'oceano ti svegliava il
mattino..dove tutto sembrava brillare.
Poi
venne il momento di dare una pennellata di giallo e traslocare non in
una casa, ma in un edificio insieme alle sorelle di spirito. Era
impossibile non sorridere ogni giorno all'aprire la porta di casa
vedendo il mio frigo muccato, impossibile non ridere fino alle
lacrime, impossile sentirsi soli, impossibile non avere un colpo al
cuore uscendo dal portone quando l'oceano ti inondava gli occhi, dove
l'immenso era contenuto in qualche modo in un posto così piccolo!
Poi fu
la volta del piccolo castello al sud di Gran Canaria, dove la calima
non ti lasciava scampo e tutto sembrava deformato...dove il quadro
cadde di nuovo, e frannn, nuovo biglietto di sola andata, andata
verso quella meta, che in teoria dovrebbe essere 'casa' ma in pratica
non si capiva se lo era ancora, semplicemente la soluzione più
logica.
Ed
eccomi qui, sono passati altri due anni da quel giorno, ho una casa
nuova...è un mix tra tutte, sembra una baita canaria sul Lago...e
quando, davanti all'ennesimo trasloco mi sono chiesta
“sarà
l'ultimo?” chissà...ma ho come il presentimento che, tra un po',
sentirò di nuovo fraannnn....
ogni
casa è stata un'esperienza, un periodo, una trasformazione...ognuna
con il suo perchè, chissà che rumore fa il momento in cui si
capisce di fermarsi...vi aggiornerò.
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