mercoledì 14 maggio 2014

TI TAGGO O NON TI TAGGO?

In principio furono i bigliettini, scambiati sottobanco alle medie.
“Vuoi stare con me? Sì – No” 
Tutto sembrava complicato e invece non lo era poi così tanto.
E se poi la relazione continuava l'unico modo di comunicare era il numero fisso di casa, collocato sempre in un punto in cui tutta la famiglia poteva origliare comodamente le nostre conversazioni adolescenziali.
Poi fu il tempo delle chat e di messanger, che permettevano di comunicare ad ogni ora del giorno e della notte e, soprattutto, di non spendere in bollette telefoniche l’equivalente dell’eredità del nonno.
Così km e distanze non costituivano più un problema.
Bisogna ammetterlo: la tecnologia per molti aspetti ci ha facilitato la vita.
Ma qualche gabola se l’è portata inevitabilmente dietro.
cellulari, ad esempio, hanno mandato in pensione le cabine e ci hanno regalato gli sms.
E lasciamo stare per una volta tutti i discorsi sulla comunicazione sintetica che sì ok, bla bla bla va bene. Guardiamo ai vantaggi: “Verba volant, scripta manent”.
Un concetto che, per le orecchie di una donna, è musica.
“Amore, ma tu un mese fa mi hai detto che.. “
“Non è vero..”
“Oh sì, ho tenuto l’sms..”
Perchè, sapevatelo, le donne conservano tutti gli sms finchè scheda di memoria consente.
Per potervi rinfacciare tutto, ovvio.
Perchè già sanno che voi resettate le cose dette, fatte e pensate con una facilità e una rapidità che neanche un virus per Windows Vista.
Come se non bastasse, gli sms non sono solo armi contundenti in mano a femmine più o meno isteriche, ma anche termometri emotivi, nelle mani degli stessi soggetti.
Se dopo la prima uscita la riaccompagnate a casa e poi le mandate il messaggio della buonanotte, lei penserà: “E’ fatta, gli piaccio”.
E ammetterete che è una deduzione logica quanto basta da essere ammessa come prova in tribunale.
L’sms del buongiorno è anche più compromettente.
“Sono il suo primo pensiero appena si sveglia”.
Due indizi fanno una prova, e voi siete fregati.
Da questo momento in poi, se deciderete di fare dietro front sarete ufficialmente considerati degli stronzi.E sarete tanto più stronzi quanto più tempo sarete rimasti lì a mandare messaggini sdolcinati del buongiorno e della buonanotte prima di capire che invece era ora di tagliare la corda.Perchè. Di. Sì.
Quello che il cellulare non è stato capace di fare è rendere complicati i tradimenti. Ho saputo di uomini che rispondono alle loro fidanzate dal cuscino accanto alle loro amanti ed esibirsi in accorati “Mi raccomando, fai la brava in discoteca”.
Commoventi.
Dove non arrivano i cellulari, però, arriva Facebook.Utilissimo per restare in contatto, per dirsi le cose, certo.. che bello, ma anche lama a doppio taglio. 
A partire dalla “condizione sentimentale”, quella frasina maledetta che il sistema vi chiede di inserire tra le informazioni personali.
Se la vostra donna non vi obbliga a dichiararvi “ufficialmente fidanzati”, e a mettere la vostra foto di coppia nel profilo, o ha un altro oppure fareste meglio a tenervela stretta, perchè trattasi di rarità.
Molte donne, sappiatelo, ci tengono.
Tengono quasi più alla foto a due nel profilo che agli auguri per San Valentino.
Ucciderebbero per vedere nella vostra situazione sentimentale la scritta “Fidanzato ufficialmente con (segue il loro nome)”.
Non garantisce nulla, ovvio, ma è un modo di marcare il territorio: sapere che vi rifiutate di farlo è fastidioso come un paio di mutande che finiscono in mezzo al sedere.
Per lo stesso motivo anche la foto più datata, se raffigurante un’ex, può diventare motivo di discussione.
“Se vi siete lasciati perché non togli le foto delle vostre vacanze? E perché con lei hai 7 foto e con me solo 6?”.
E quando avrete eliminato tutte le foto “compromettenti”, per evitare discussioni, non sarete comunque al sicuro.
“Perché hai messo mi piace alla foto di quella?”.
La gelosia scatterà inesorabile anche quando sarà una donna ad apporre un innocuo “Mi piace” sotto ad una foto che vi ritrae. “Che cazzo vuole quella troia?” (le donne gelose dimenticano le buone maniere).
Eppure, stando alla letteratura in materia, il “Mi piace” non è impegnativo (oh ma a volte è di un fastidioso..!!), quindi non dovrebbe creare preoccupazione. Può non voler dire nulla (ma è fastidioso uguale).
Un commento, invece, è un altro paio di maniche.
Con i commenti, ragazzi, dovete starci attenti, ché sono bombe ad orologeria.
“E’ la quarta volta questa settimana che le commenti uno status.. E poi cos’è quel sorrisino a fine frase? Era proprio necessario?”
Chi non ha Facebook ma ancora non si è dato alla vita da eremita asociale, molto probabilmente ha Whatsapp.
E non crediate che se la passi molto meglio di voi....anzi Whatsapp è uno strumento diabolico!
Se da una parte la simpatica app facilita e rende divertente la comunicazione, dall’altra – quando la storia finisce – può diventare la vostra rovina.
Prima di tutto perché, alla faccia della privacy, vi permetterà di vedere se lui/lei è connesso oppure no in ogni momento della giornata.
Se è online “Con chi diavolo sta chattando?”
Se è offline “Cosa diavolo sta facendo se non sta chattando?”
Per non parlare degli status che, come accade per Facebook, accompagnano il profilo personale.
Un modo sottile per dire le cose senza dirle.
E per interpretare anche quando non c’è nulla da interpretare.
Praticamente una delle più terrificanti invenzioni del nostro tempo, dei social network e della comunicazione digitale.
“Ieri ha scritto che era felice e allora è felice perché non sta più con me? O in realtà è triste ma non vuole farlo vedere? Ha un altro? Sicuro ha un altro. E poi ha messo quella frase che è anche nel ritornello di quella canzone che stavamo ascoltando in macchina quel sabato mentre ci baciavamo dopo aver litigato.. Cosa vorrà dire? Perché qualcosa deve voler dire!”
Insomma, non se ne esce. 
Forse il problema non è la tecnologia. Il problema siamo noi che ci stiamo dimenticaticando il valore delle cose autentiche, l'intensità che hanno gli occhi e la dolcezza di un bacio.
Fatevi un regalo, mettetevi il telefono in tasca e guardatevi intorno, la vita reale non è un social network, ma è intorno a voi...perchè come dice il mio caro Massimo Bisotti " ..le più grandi  tecnologie resteranno sempre la voce e gli occhi".