giovedì 28 novembre 2013

PUFF...TORNATA! CREDEVO FOSSE UN PRINCIPE ED INVECE...

'-.- prima di comporre sulla tastiera anche solo una parola, mi scuso...scusate, ma sono stata nell'iperspazio.
Non lo definerei il classico blocco dello scrittore, bensì più correttamente detta schiettamente: sono stata in un mare di merda (perdonate il francesismo), ma grazie al cielo,come suole sempre osservare una mia cara amica, non c'erano onde!
Anyway, eccomi di nuovo qui, con una serie arretrata incredibile di concetti in testa, da condividere con voi.Il mio cinismo non è assolutamente diminuito nel frattempo...anzi aumenta di giorno in giorno.
Oggi,in realtà vorrei parlare di quelle due lettere che tormentano o hanno tormento almeno una volta la vita di tutti: E X.
Ecco l'ho detto, potrebbe quasi sembrare la sigla di qualche elemento chimico nocivo o una malattia alla quale non hanno ancora trovato una soluzione.
Se ci pensate è davvero bizzarro, tutti hanno un ex e a loro volta sono ex di qualcuno.
A questo punto, parte la mia riflessione: che ex? Ci sono quelli che restano amici, quelli che a volte ritornano, quelli che ci mancano, quelli che ci continuano a far male... Gli ex non sono tutti uguali. Certo, tutti fanno parte della stessa categoria: persone con cui siamo state e con cui abbiamo condiviso una storia, ora finita. Ammesso che nella vita di una persona ci sia almeno un ex-fidanzato - e vale anche il bambino che ci ha mollate a 5 anni all'asilo per la biondina di 3 anni - è facile che questo rientri in una delle nostre scientificamente testate (o accorate?) categorie. Perchè alla fine, anche se i sentimenti sono sempre unici e le persone pure, l'ex ragazzo bastardo che ci devasta, quello appiccicoso che ci tormenta, quello che diventa un buon amico o quello che ci mancherà per sempre prima o poi capita a tutte. Ecco a voi le varie tipologie di ex.
1. Il fondamentalista. La persona più intransigente e coerente di questo mondo, guai a dire il contrario. Ci siamo lasciati? Bene, addio, tante cose alla famiglia. Finita la storia sparirà completamente come se non foste mai esistite, non facendosi vivo nemmeno se vi vede in tv a strisciare sulla pancia in una trincea. Tutto sommato è il meno peggio, in fondo se vi siete lasciati di motivi di continuare a sentirvi non devono essercene tanti.
2. Il rancoroso. Sono passati anni ma ancora diffonde voci maligne su di voi, raccontando chiunque sia disposto a starlo a sentire di quella volta che avete fatto saltare la corrente durante il derby per asciugarvi i capelli. Di solito il rancoroso sfoggia un poco elegante palco di corna, o comunque il suo onore di maschio è stato intaccato alla base. Quasi sicuramente era “fidanzato ufficialmente” su Facebook e nel giro di 1 mese dovrà assolutamente pubblicare una foto con la sua nuova cozza.
3. Il nostalgico. E' quello che dopo mesi continua a pubblicare su facebook canzoni di amori finiti, quello che vi manda un sms quando passa davanti al ristorante in cui andavate insieme, quello in breve che fa fatica a staccarsi dal passato. Non vuole necessariamente tornare con voi, soltanto crogiolarsi nella gloria del suo amore finito.
4. Lo stalker o lichene?
Sebbene la storia sia finita dal '92 lui sembra non averlo percepito. Questo é palese per due tipi di comportamenti. Ve lo trovate sotto casa il sabato sera, ha le rose in mano e pensa di essere lì perchè vi deve portare a cena. Oppure.Vi chiama ogni 10 mesi, e senza neanche chiedervi come state, vi attacca la filippica di come è stato lasciato dalla sua nona fidanzata dopo di voi. Non fate neanche in tempo a comunicargli il fatto che non volete proprio sentirlo: lui sta già piangendo disperato dall'altro capo del telefono, esige grattini telematici e comprensione. Di questi due tipi di ex è assolutamente doveroso liberarsi. Il primo, ancora follemente innamorato di voi, dopo la vostra fuga ha tentato il suicidio o la carriera di prete ed é capace di domandarvi dopo 13 anni perchè lo avete lasciato. Il secondo, ancora più insidioso, probabilmente non vi chiedeva come stai neanche quando stavate insieme, e ora ripete lo stesso identico schema del bisognoso egoista, peggio di una macchia secca di caffè...
5. L'amicone. C'è solo una frase che ha ripetuto ossessivamente dalla fine della vostra storia: "rimaniamo amici". E l'ha fatto, eccome se lo ha fatto. Vi invita per una birra, vi racconta di quella ragazza che gli ha dato buca, si spertica in battute e pacche sulle spalle. Solitamente si tratta di una tattica ma qualche raro esemplare sincero esiste anche se è più raro del pipistrello calabrone.
Ecco...ma poi, in realtà, mi sto chiedendo io,che tipi di ex siamo?
non voglio dilungarmi ulteriormente, quindi chiudo qui...ed intanto rifletto.

venerdì 30 agosto 2013

TRE_ZERO


I trentanni di Oriana Fallaci

 

“Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevevo come un liquore i trent’anni. Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatre, i trentaquattro, i trentacinque!Sono stupendi perche’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia d…el declino.Perchè siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi.Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…”
Oriana Fallaci.

mercoledì 31 luglio 2013

parole..

<< Entrerò nei tuoi pensieri ogni tanto, probabilmente accadrà fino all’ultimo, come tutte le cose impossibili che si legano al vento che soffia nel cuore.
Poi mi spegnerai per dedicarti alla tua realtà, ma ci ritroveremo ancora in qualche sogno, in qualche flashback di passato che riaffiora dalle cose che fanno la ruggine e che scorgerai ancora brillare, come un anello che non ha perso mai la sua lucentezza iniziale a dispetto del tempo. Lo rimetterai al dito, per ripercorrere incontri, stazioni, aeroporti, magie.
Ti scorrerò nelle vene in quel momento così forte da farti sembrare impossibile che io possa entrare come mare nel tuo corpo.
Ti accorgerai che la bellezza fa male, che tutto ciò che è troppo forte spinge sul petto e può far soffocare, dilaniare la carne quando debole si è arresa a un facile addio. Siamo morti insieme senza saperlo, per questo vivremo ancora ognuno altrove.
Forse l’amore non basta, non si può stare bene insieme, non si può stare bene senza.
Sento che saremo felici comunque, perché se così non fosse non avremmo potuto scegliere di sopportare questa distanza.
Ci aspetteremo in milioni di altri amori per smettere di aspettarci. Faremo l’amore con corpi senz’anima per scambiarcela ancora una volta. E io realizzerò tutti i miei sogni, tutti quelli per cui basterà il mio impegno e forse qualche volta mi mancherai accanto, e mi volterò fra la folla sperando di vedere il tuo sorriso illuminare di presenza un giorno >> CIT.M.B


Quando hai detto già detto ed ascoltato troppe parole, il silenzio esprime tutto..non serve aggiungere nulla o solo una parola, scivola perfetta e completa, decisa ma con un velo di malinconia, il suono di ADDIO.


martedì 23 luglio 2013

Frammenti di una pellegrina...


2012-07-23 17.31.10
Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba di Giacomo il Maggiore.
Le strade francesi e spagnole che compongono l’itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
A un anno di distanza ancora non riesco a trovare le parole per raccontarlo: emozioni, paure, girasoli, colori, albe, strade che si incrociano, intensità, boschi, destino, anima a fior di pelle. L’unico modo per raccontare un pò questo mio viaggio che ha lasciato un segno indelebile in me sono le immagini ed alcune parole di chi mi ha colpito.
“OGNI VIAGGIO INIZIA CON IL PRIMO PASSO” CIT.
2012-07-24 14.32.15
 ”CI SONO PERSONE, OCCHI CHE SONO VIAGGI, IL SOLO INCROCIARLI TI PORTA LONTANO”
2012-07-27 21.57.12 2012-07-28 07.17.502012-07-28 07.18.58
“NON ABBIAMO BISOGNO DI NULLA PER ESSERE FELICI, SOLO DI AMORE L’UNICA COSA CHE NON SI PUO’ COMPRARE” CIT2012-07-28 07.21.262012-07-28 07.58.30
“TU SEI L’UNICO RESPONSABILE DELLA TUA FELICITA’, SE NON SEI FELICE DELLA TUA VITA CAMBIALA!SI PUO’ SEMPRE SCEGLIERE…NULLA è IRREVERSIBILE”
2012-07-29 20.38.242012-07-30 10.32.482012-07-30 13.01.23
2012-07-30 13.09.012012-08-02 11.29.492012-08-02 18.07.43
“IL PROBLEMA MAGGIORE CHE OGNUNO DI NOI HA E’ SE STESSO”CIT
2012-08-02 19.16.322012-08-03 11.48.252012-08-03 13.24.24
“LE ANIME SI RICONOSCONO DAGLI OCCHI, QUANDO TI TROVI DAVANTI LA TUA GEMELLA NON PUOI CHE RICONOSCERLA”CIT2012-08-03 15.24.232012-08-05 13.49.162012-08-05 13.50.04
“PUOI INDOSSARE TUTTE LE MASCHERE, I VESTITI, COMPRARTI GLI OGGETTI CHE VUOI MA RIMANI SEMPRE TU! NON PUOI NASCONDERE CIO’ CHE SEI, TANTO MENO VERGOGNARTI DI ESSERLO, OGNI PERSONA HA LA SUA LUCE”
2012-08-05 14.25.352012-08-05 16.34.49  2012-08-05 22.33.472012-08-06 14.51.412012-08-06 22.13.202012-08-06 22.15.572012-08-07 02.59.102012-08-07 12.44.292012-08-07 12.44.402012-08-07 14.06.15
“NON ESSERE TRISTE PERCHE’ è FINITO, SII FELICE PERCHè è SUCCESSO”
2012-08-07 14.21.432012-08-07 14.40.032012-08-07 14.43.27
E QUANDO ARRIVI IN FONDO E VEDI QUEL LEMBO DI TERRA, LO PERCORRI FINO IN FONDO, TI RENDI CONTO CHE E’ FINITA DAVVERO….HAI FATTO CENTINAIA DI KM ED OGNI PASSO ERA UN GESTO DI LIBERTA’. ORA NON C’è PIU’ TERRA DA CALPESTARE, E’ ERA DI SCENDERE DALLE TUE SCARPE E FARE IN MODO CHE LA TUA VITA SIA MERAVIGLIOSA”
2012-08-08 08.07.55

lunedì 22 luglio 2013

La Strada..

Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. 
Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. 
Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. 
Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è 
facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto.
Tecnicamente parlando. 
Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.
Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.
Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. 
... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. 
Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen 

martedì 9 luglio 2013

Il Gatto con gli stivali...

2012-11-17 12.32.27
<< C’era una volta….un mugnaio che lasciò in eredità ai suoi figli un mulino, un somaro e un gatto. La divisione fu presto fatta senza bisogno di notaio o procuratore, che s'avrebbero mangiato essi tutto il misero patrimonio. Il maggiore ebbe il mulino, il secondo l'asino, e l'ultimo il gatto. Non si consolava questi che gli fosse toccata una così magra porzione. "I miei fratelli, diceva, potranno, mettendosi insieme, guadagnarsi onestamente la vita; per me, mangiato che avrò il gatto e fattomi della sua pelle un manicotto, bisognerà che muoia di fame"
Il Gatto, che udì queste parole senza però farne le viste, gli disse in tono serio e posato: "Non vi affliggete, padroncino mio, datemi solo un sacco e fatemi far un par di stivali per andar nelle macchie, e vedrete che la vostra sorte non è poi tanto cattiva quanto credete." […] Il Gatto in realtà fu la sua fortuna tant’è che la fiaba si conclude con ‘il padroncino’ che, grazie alle sue capacità, sposa la figlia del Re, la principessa. E vissero tutti felici e contenti…>>
C’è chi il Gatto lo riceve in eredità e chi, come me, lo trova sulla sua strada. Fu così che ebbe inizio la nostra storia, in un freddo pomeriggio d’inizio Novembre, quando un Gatto, è entrato nella mia vita.
talmente piccolo da stare in un palmo di mano, rosso rosso rossissimo, spelacchiato con  delle bizzarrissime striature anni 70’.
Mai visto un animale così, è stato amore a prima vista. Così Gigi-il-figlio-di-satana è diventato il mio coinquilino, dispettoso come pochi, ha fatto più voli lui da una parte all’altra della casa che un aereo Ryanair. Minuscolo, ma sempre affamato, poca è la differenza tra lui ed un San Bernardo. Litigavamo sempre, ma ci volevamo bene.
Gigi-non-farti-le-unghie-sulla-sedia-nuova
Gigi-non-saltarmi-sopra-finchè-dormo
Gigi-non-si-fa-la-pipì-negli-angoli
Gigi-non-puoi-entrare-in-doccia
2012-11-09 20.30.21
Mille volte mi sono sentita dire “voi due non siete fatti per stare insieme”, sarà che anch’io sono un elemento difficile ed indomabile, sarà che era uguale a me…non so… ma senza di lui non si poteva stare. Sono una accanita sostenitrice di ciò che dice Lilo, in Lilo&Stich:
“Ohana vuol dire famiglia, vuol dire che nessuno viene abbandonato”
Poi, fu il momento del cambio casa, del giardino e Gigi-voglio-uscire-e-prendo-la-porta-a-testate-finchè-non-la-apri..
Dicembre, iniziava a crescere e a voler fare ‘le cose che fanno i gatti grandi’…fino a che un giorno non si è perso.
“I gatti non si perdono”, mi dicevano, “i gatti normali , rispondevo– non Gigi”. Ancora una volta avevo ragione, dopo 4 giorni di estenuanti ricerche, ed aver smosso tutto il vicinato, l’ho ritrovato, una notte, infondo alla via che miagolava al vuoto disperato.
Si, perché Gigi riconosceva il rumore della mia macchina ed iniziava a miagolare appena imboccavo il vialetto, però non aveva senso dell’orientamento, era un po’ rincoglionito..come me. Dopo il campus di 4 giorni fuori casa, senza cibo, protezione e coccole, è tornato completamente cambiato.
Mansueto e tranquillo, neanche avesse fatto una seduta dall’esorcista..un’altro Gigi, certo..con il solito caratteraccio, ma non assaliva più chi entrava incasa, né saltava ovunque, né faceva pipì negli angoli.
In poche settimane era diventato il gatto del vicinato:
faceva compagnia alla vicina passando il pomeriggio a distruggerle il tappeto, andava dalla bambina isterica di sotto – lui le mangiava i biscotti e lei gli tirava il pelo
e poi stava con me, ormai diventato gigantesco...quando mi si sdraiava addosso a stella mi immobilizzava.
Gigi-non-puoi-salire-sul-letto…no problema, allora mi sdraio su di te;
Gigi-chi-è-questo-che-dorme-al-mio-posto…no problema, gli pianto le unghie nei polpacci
Gigi-non-si-prendono-le-porte-a-testate-i-gatti-miagolano-quando-vogliono-qualcosa
Gigi-svegliati-che-faccio-tardi-al-lavoro-e-non-mugugnare…
2012-11-13 19.34.05
E’ così..la nostra convivenza, quella certezza che quando torno a casa qualsiasi cosa sia successa..neve, pioggia, vento, grandine, sorrisi, lacrime…ci sei tu che mi aspetti sopra le scale, mi osservi mentre scrivo seduta al tavolo..aspetti che mi stenda sul divano per sdraiarti su di me…
una piccola certezza pelosa, in questa realtà dove nulla ha logica.
Ecco perché ieri quando mi hanno chiamata non ci potevo credere,
Ecco perché quando ho visto quel sacco nero..tu, nel fondo, non ci potevo credere…
Ecco perché sono così arrabbiata con te, asino di un gatto, tu e la tua stupida mania di stare con tutti…
Ecco perché non riesco a capacitarmi che una dannata macchina troppo veloce abbia cambiato così la nostra vita.
Più ti guardavo e più mi sentivo piccola, piccola, rimpicciolita, come Alice quando mangia il biscotto riduttore, osservavo qualcosa che non avrei mai vuoluto vedere.
Non vale Gigi…non vale abbandonarmi così!!!Te l’ho sempre detto che sei un asino….come minimo sarai finito in paradiso, a far pipì negli angoli!

mercoledì 3 luglio 2013

Date di scadenza..



Ieri sera, mi è tornata in mente la famosa anguria che fu ospite nel mio meraviglioso frigorifero muccato a Fuerteventura…correva l’estate 2009, tutte la ricordano.
Adoro l’anguria, la frutta in generale, fosse per me mi nutrirei solo di quello e generalmente d’estate accade sempre.
Mi piace il suo colore, l’odore, la freschezza, mangiarla  con coltello e mani a tutte le ore del giorno e della notte…una fetta d’anguria ci sta sempre.
Quella volta, mi ricordo, che presa dall’entusiasmo ne comprai metà assolutamente convinta di fulminarla in tre giorni..stipata in frigo, incastrata tra un ripiano e l’altro,iniziò così il suo soggiorno.
Il primo giorno ne mangiai un pezzetto, di corsa; il secondo, un quartino la sera; il terzo l’ho solo guardata.
Iniziarono a trascorrere i giorni…aprivo il frigo e la vedevo lì, mi aspettava splendente del suo rosso maculato..
Riflettendoci, quella fetta di anguria mi ricorda tanto le innumerevoli non relazioni che mi sono passate davanti agli occhi in questi anni. Sapete no? a cosa mi riferisco:
Quando conosci una persona, ti piace, la frequenti, ci stai bene, ma per enne motivi la relazione non va avanti, in molti casi nemmeno inizia, non scatta nulla, per pigrizia o per chissà:
rimane lì, appoggiata nel ripiano centrale a sinistra del frigorifero, dietro alla confezione del lavoro, vicino al barattolo degli impegni, rinchiusa nel sacchetto delle paure, coperta alla vista dall’egocentrismo delle persone. Resta lì si raggrinzisce lentamente, fermenta, diventa stantia ed, infine, un giorno, apri il frigo e ti rendi conto che inizia a puzzare.
A quel punto, non ti rimane che liberare lo scaffale: ti ritrovi davanti questa cosa ricoperta di muffa verdognola e ripugnante, che non ti va neanche di riprendere in mano.
Come quando ti trovi d’un tratto davanti una persona, che osservi e non ti suscita più nulla. Zero, elettrocardiogramma piatto…è annientante come sensazione, magari qualche mese prima al solo vederlo arrossivi e ti batteva il cuore all’impazzata. Come quando incontri un ex per strada, con il quale hai condiviso esperienze, a volte anni, per il quale hai versato lacrime e avresti spostato le montagne per farlo felice.
Oggi, lo guardi con quella disarmante indifferenza emozionale della quale non ti saresti mai ritenuto capace. Chissà cos’è che scatta, sarà una questione di tempi..o siamo anche noi come le fette d’anguria? Come i vasetti di yogurt?
Abbiamo una data di scadenza che non ci è data sapere…oltrepassata la quale, puff svanisce tutto e finisce la magia.
Questo perché? Perché quella buonissima fetta d’anguria tanto desiderata è stata dimenticata e lasciata ammuffire? Forse era stata comprata nel momento sbagliato, forse il frigo era troppo pieno, forse c’erano altre cose da mangiare, forse abbiamo anche noi un limite massimo di sopportazione oltre il quale scatta il game over….
Se ci si ferma a riflettere su questi meccanismi non si può che arrivare alla conclusione che:
l’amore è una malattia mentale, colpisce tutti inevitabilmente ed in modo imprevedibile… ti fa fare follie, ti sheckera, i risultati possono essere due: o un’ottima miscela piacevole o un cocktail imbevibile.
E’ rimasta dimenticata per più di 20 giorni, quel Picasso di fetta d’anguria (si lo so sono pessima), fino a che, ho preso il coraggio a 4 mani e l’ho buttato nella pattumiera trattenendo il respiro.
Mi è spiaciuto buttarla, è stato uno spreco…come tutte le ‘occasioni’ lasciate ad ammuffire, come tutte le persone che ti accantonano non curanti della data di scadenza…. quando, d’improvviso, si rendono conto di quello che hanno accantonato, e vorrebbero assaggiarti, ma tu non sei più commestibile.

mercoledì 19 giugno 2013

MALEDETTA PRIMAVERA!!!!!


Sicuramente non ricorderemo questo 2013 per averci regalato una meravigliosa primavera considerando che, ha praticamente piovuto no stop per 3 mesi! Grazie al cielo, finalmente, anche se in ritardo, ce l’abbiamo fatta: E’ INIZIATA L’ESTATE.
Fin qui, direte, e? e????? ragazzi abbiamo saltato a piè pari una delle stagioni più importanti dell’anno: la primavera.
Gli scompensi e gli effetti di questo crudele scherzo del cambio climatico saranno a dir poco devastanti, anzi, sono già piuttosto evidenti.
Punto 1. LA LUNA NERA: cioè effetto metereopatia, tre mesi di pioggia stanno a significare che ti sono girate le palle per tre mesi..ogni mattina appena sveglia il secondo
Pensiero è stato ‘che giornata di merda’, hai odiato quasi tutti costantemente, hai augurato a più persone di essere colpite dalle più svariate forme di malattie
Tropicali e non  da ultimo, hai rovinato almeno 2 paia di scarpe causa pioggie torrenziali! Capostipite del movimento ‘fastidio cosmico’ è sicuramente il mio postino che, oltre a ‘dimenticarsi’ ripetutamente di consegnarmi la posta, dopo ben 9 mesi in motorino sotto le intemperie, non accetta nessun tipo di battuta..sputando bile a mitraglietta su chiunque gli si avvicini!
Punto 2. GLI SCOMPENSI: i primi pomeriggi assolati, le primule, la vitamina E, quel profumo che si avverte nell’aria…il profumo di primavera, sono tutti fattori che favoriscono al risveglio dal letargo invernale..lo sappiamo no, il luogo comune per antonomasia è che la primavera è la stagione dell’ammore….lo cantava anche Orietta Goggi!!
Per noi Brigitte, che abbiamo fatto del proverbio “credevo fosse amore, invece era un calesse” una delle nostre regole standard, la primavera corrisponde con il risveglio
Di Ormy, il nostro ormocello…lasciato assopire durante il costrittivo inverno, quando, a – 22, il solo pensiero di farsi sfiorare da mani ghiacciate o di togliersi i calzini, rischiando di perdere le dita dei piedi, diventa un’impresa epica!
Il risveglio di Ormy deve essere graduale e non traumatico, ha il suo bioritmo anche lui santo cielo! Ecco quindi arrivare sbalzi e scompesi, tra picchi di acidità inaudita e tristezza acuta.
Punto 3. LO SHOCK ORMONALE: Apri gli occhi una mattina di giugno, da sotto il tuo piumone, esci e la colonnina di mercurio segna 45°. Sbaaammm!!E’ estate.
E’ estate e non hai ancora fatto il cambio armadi perché fino a ieri c’erano 8°; è estate e tu sei verde, rischi l’ustione solo con il riflesso del cruscotto; è estate e non hai avuto i due mesi di “azz faccio un po’ di dieta così non sembro un fustino in bikini”; è estate e Ormy si è svegliato tutto di botto! Probabilmente è anche caduto di faccia dal giaciglio perché è incazzato e fuori controllo!
Ecco spuntare addominali e sorrisi smaglianti in ogni dove, vai al supermercato, al bar, in posta e sono tutti mezzi nudi! Tu sei ancora mezza stordita, fino al giorno prima dormivi con il piumone, sbagli abbigliamento e sudi come una matta, sei verde e ti senti un cesso e per colmo hai Ormy che ti salta a più pari sulla testa in pieno mood estivo!
Punto 4. KARMA: Ovviamente Karma, ci monitora e ci tiene sempre sotto la sua amabile aura di sfiga. Lo sfigomentro sale senza controllo in contemporanea con la temperatura ed eccoci di nuovo categorizzate. Sì perché lo sapete bene no che c’è una categoria di donne ‘sempre perfette’ che non fanno mai una piega, caldo africano, vento, pioggia, neve..loro non sentono l’influenza delle temperature..nulla intacca la loro aura di perfezione.
I capelli: li hanno lunghi sempre perfetti, anche a 46°..tu invece se li tieni sciolti muori dal caldo, come se avessi un gatto intorno al collo! Allora li raccogli in tutti i modi,e nonostante questo, ti si incollano alla fronte e assumono quel colore bruciacchiato dal sole.
Il colorito, loro sono già abbronzate, non si è visto il sole per 6 mesi ma loro, hanno già quel colorito dorato perfettamente uniforme; tu, sei verde…di conseguenza prima di fine luglio non avrai mai un colore decente, prima ti si abbronzano le braccia, poi ti ustionerai alla prima esposizione, poi a forza di scrub come i serpenti perderai tutta la pelle ed ad estate inoltrata tempo permettendo potrai iniziare a sfoggiare una pseudo abbronzatura uniforme.
La sudorazione, appunto, loro non sudano…non si capisce poi come facciano, ma non sudano…forse la genetica della figa non prevede presenza di ghiandole sebacee o magari prendono delle pastiglie….mentre tu, esci la mattina tutta in ordine e già in pausa pranzo inizia ad assomigliare ad un ghiacciolo mezzo sciolto…concludendo la giornata salendo in macchina con 44° di freschezza che ti aspettano!

Mi sa tanto che l’Orietta Goggi era una di noi, altrimenti non avrebbe mai potuto scrivere una delle sue canzoni più famose non aveva tutti i torti: MAAALEDETTAAA PRIMAVEEERAAAAA!!!

lunedì 3 giugno 2013

la principessa ed il rospo allucinogeno!




L’altro giorno,girovagando tra gli scaffali della mia libreria preferita mi è caduto l’occhio su di un libro, tutto colorato e ben illustrato, era una fiaba..quella del principe ranocchio. Tutti conosciamo quella fiaba, ripetuta e rifatta in tutte le salse, anche Disney gli ha dedicato un cartone:
la storia della principessa innamorata di un rospo che per magia, dopo essere stato baciato, si trasforma in tal Mr Principe figo-pazzesco-mascella-occhi blu-addominale-sorriso smagliante!
Mi è subito venuto in mente un articolo letto qualche giorno fa, dedicato ad una particolare specie animale in via di estinzione: ovvero il Bufo Laurenti 1768, un genere di anfibi della famiglia Bufonidae, comprendente oltre 250 specie. Tal genere di rospi è molto conosciuta per le sue secrezioni caratterizzate dalla presenza di sostanze allucinogene, tra cui, le principali sono la 5-metossi-N. Questi  rospi hanno delle particolari ghiandole sul dorso che producono una sostanza bianco latte molto potente. Infatti, la miscela del secreto ghiandolare è formata da una componente psicoattiva, la dimetiltriptamina (DMT), e da un composto simile all'adrenalina che invece agisce sul cuore. Quest'ultima sostanza è molto attiva per bocca, quindi se lecchiamo un rospo quello che possiamo avere è tachicardia e aritmie In Italia il suo consumo è legale (in America è illegale, in Australia illegale è anche solo la detenzione del muco) ma non è priva di effetti collaterali.
Ho fatto immediatamente il collegamento?? E?? mio dio.. mi volete dire  che siamo cresciute credendo in una fiaba basata sulla storia di una principessa che presa dalla sconforto del non trovare il suo principe, passava i pomeriggi allo stagno a leccare rospi???? Ecco la spiegazione logica di come, un rospo può trasformarsi in un principe, chissà quanti se n’era leccati quel giorno per credere che un rospo si trasformasse in un biondo sorriso smagliante!
Pensandoci bene effettivamente, come teoria non fa una piega…e considerando la situazione attuale, ancora di più!
Oggi potremmo riscriverla intitolandola ‘la principessa ed il rospo allucinogeno’  una versione fiabesca della nostra cara  Bridget a Londra o Carry Bradshaw  a New York,  che senza rospi a disposizione, hanno scelta la vodka.
Se penso a tutte quelle che sento, ai personaggi che incontro, e alle sviolinate che ho ascoltato uscire dalle bocche di questi surrogati-di-principi-mozzarella, solo la vodka ci può essere d’aiuto nel sopportarli!
Tre anni fa è stato pubblicato uno studio sulle crisi di identità dell’essere maschile nella nuova era, dopo averlo letto ho pensato ‘Hmm molto interessante’, ma vivendo su di un’isola deserta a 5.000km dall’Italia, non potevo  avere la percezione del dramma che si stava iniziando a manifestare nella vecchia Europa, di conseguenza non gli ho attribuito l’importanza dovuta!
Mi chiedo, che cosa c’è di così difficile nell’ essere chiari? All’inzio pensavo fosse solo un problema mio, ma poi, confrontandomi con altre 100, mi sono resa conto che oggi le parole rispetto, chiarezza e sincerità sono chimere lontane. Il prototipo peggiore di uomo mestruato nel 2013 rimane comunque il ‘vorrei ma non posso’, ogni giorno ne esce uno nuovo! Ragazzi state calmi, non ci servono promesse, non fate dichiarazioni se non siete sicuri di quello che dite, non fatevi prendere dal panico, non serve.....nessuno vi chiede niente!
So già che cosa regalerò alle mie amiche a Natale: un bel rospo allucinogeno per tutte! Così risolvo due problemi in uno:
primo salviamo una specie in via di estinzione e secondo magari riusciamo a tornare a farci sorprendere in senso positivo!

mercoledì 17 aprile 2013

"mi casa es tu casa"





Succede...un pomeriggio di uno dei tanti giorni piovosi di quest'Aprile che, in ritardo in modo imbarazzante come di consueto, mi sia capitato di passar davanti a quella casa...la casa del dopo Canarias, la casa del non mi faccio domande e vita a fior di pelle...degli aperitivi in terrazza, di Mafi che gioca con la pompa dell'acqua, dei 4 gazebi che hanno preso il volo, delle cene con la vecchia decrepita con la linea diretta ai carabinieri, di 'io speriamo che me la cavo rimpatriando'
lei..la casa dei Nani.
Arrivò anche quel giorno, che poi non se lo si spiega mai davvero cosa ti scatta dentro..è quel momento, sempre quello, quello del quadro che cade, quello di quel rumore sordo perfettamente descritto da un frannnn..citando il mio vecchio amico Baricco:
 Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.
Un inchino ed un sorriso.....ciao Casa dei Nani!!! così un giorno di metà dicembre arrivò anche il momento di chiudere quella porta...
In un istante mi sono passate davanti tutte le case che ho avuto in questi ultimi 12 anni di vagabondaggio e, includendo quelle dell'Università sono 9, e se ci penso troppo mi sento le gambe molli..
La prima fu a Padova, in via Venezia, uno dei quartieri più malfamati della città. Erano due condomini azzurro grigi che si stagliavano paralleli nel cielo nebbioso padovano. Gli inquilini erano tutti immigrati, spacciatori, prostitute...ma il mio preferito era un travestito secchissimo che aspettava alla finestra i clienti avvolto da una luce rossa....
Io, giovane suffragetta taglia 26, sprezzante del pericolo e completamente incosciente me ne innamorai subito e tac! Avevo tre coinquilini, un veneziano taciturno, un trentino che si faceva gli acidi per (a suo avviso) studiare la mente umana, e la mia compagna di stanza, padovana che aveva un'iguana che mi odiava a morte! Come fa un'iguana ad odiarti penserete??può....ha cercato di colpirmi più volte e oltre a fare i suoi bisogni sul mio letto mi tendeva gli agguati di notte!
Fu il primo anno...fu il primo spriz...fu quando scoprii l'alcool e le meraviglie della vita da universitari!
La seconda sempre a Padova, in zona residenziale con la mia compagna di avventure....pericolosità azzerata, ma coinquilini raccapriccianti! Uno era l'esatto'incrocio tra caparezza e suor Germana, capelli a fungo, proveniente da Cortina, ma la parte nerd...amante dei giochi di ruolo, ho sempre temuto ci piombasse in camera per ucciderci.
L'altro dell'entroterra vicentino, ingegnere, ovviamente al 32'esimo anno fuori corso (ormai aveva 60anni) un maniaco certificato...mi vengono ancora i brividi al solo ricordo!
Poi fu il secondo anno...tanta scherma e feste fino al mattino e la terza casa in centro a Padova, tra i tetti...la coniquilina era meravigliosa, bolzanina...ma il ricordo più vivo è la vicina, tal Sigra Poletto, 800enne simpaticissima..unico neo, oltre la pericolosissima vicinanza alla piazza degli spriz, le pareti davvero troppo sottili! Tanto da farci ascoltare perfettamente una mattina, avvolte nel silenzio del libro di diritto internazionale, la telecronaca in diretta di un clistere...
Poi fu il tempo del ritorno alle origini, della vita cittadina e la casa naif in ponte della Vittoria, carta da parati, stile anni 50', io e la coinquilina romana e la proprietaria che, non viveva lì, ma di quando in quando spuntava da una stanza che teneva sottochiave...
Di lì a poco ecco arrivare la convivenza con una delle mie migliori amiche nel quartiere più bello della città: San Zeno. Noi, il gatto, la lavagna ed il vicino di casa che tutte le mattine mi svegliava con una serenata di musica lirica da far invidia a chiunque...
fino a che..di soppiatto, ecco arrivare quella notte, la notte in cui, seduta sul letto nella mia stanza spoglia, aspettavo, stringendo un biglietto di sola andata, con tutta la vita rinchiusa in una valigia la macchina che mi avrebbe portato alla prossima tappa: Corralejo_Fueteventura.
Le case di lì in poi sono sempre state diverse, il concetto era diverso...era un : io e te.
Eccomi entrare nel 'adosado' con terrazza, piscina, biliardo...dove le nuvole erano talmente vicine da dare l'impressione di caderti addosso da un momento all'altro, dove il profumo d'oceano ti svegliava il mattino..dove tutto sembrava brillare.
Poi venne il momento di dare una pennellata di giallo e traslocare non in una casa, ma in un edificio insieme alle sorelle di spirito. Era impossibile non sorridere ogni giorno all'aprire la porta di casa vedendo il mio frigo muccato, impossibile non ridere fino alle lacrime, impossile sentirsi soli, impossibile non avere un colpo al cuore uscendo dal portone quando l'oceano ti inondava gli occhi, dove l'immenso era contenuto in qualche modo in un posto così piccolo!
Poi fu la volta del piccolo castello al sud di Gran Canaria, dove la calima non ti lasciava scampo e tutto sembrava deformato...dove il quadro cadde di nuovo, e frannn, nuovo biglietto di sola andata, andata verso quella meta, che in teoria dovrebbe essere 'casa' ma in pratica non si capiva se lo era ancora, semplicemente la soluzione più logica.
Ed eccomi qui, sono passati altri due anni da quel giorno, ho una casa nuova...è un mix tra tutte, sembra una baita canaria sul Lago...e quando, davanti all'ennesimo trasloco mi sono chiesta
sarà l'ultimo?” chissà...ma ho come il presentimento che, tra un po', sentirò di nuovo fraannnn....
ogni casa è stata un'esperienza, un periodo, una trasformazione...ognuna con il suo perchè, chissà che rumore fa il momento in cui si capisce di fermarsi...vi aggiornerò.