mercoledì 31 luglio 2013

parole..

<< Entrerò nei tuoi pensieri ogni tanto, probabilmente accadrà fino all’ultimo, come tutte le cose impossibili che si legano al vento che soffia nel cuore.
Poi mi spegnerai per dedicarti alla tua realtà, ma ci ritroveremo ancora in qualche sogno, in qualche flashback di passato che riaffiora dalle cose che fanno la ruggine e che scorgerai ancora brillare, come un anello che non ha perso mai la sua lucentezza iniziale a dispetto del tempo. Lo rimetterai al dito, per ripercorrere incontri, stazioni, aeroporti, magie.
Ti scorrerò nelle vene in quel momento così forte da farti sembrare impossibile che io possa entrare come mare nel tuo corpo.
Ti accorgerai che la bellezza fa male, che tutto ciò che è troppo forte spinge sul petto e può far soffocare, dilaniare la carne quando debole si è arresa a un facile addio. Siamo morti insieme senza saperlo, per questo vivremo ancora ognuno altrove.
Forse l’amore non basta, non si può stare bene insieme, non si può stare bene senza.
Sento che saremo felici comunque, perché se così non fosse non avremmo potuto scegliere di sopportare questa distanza.
Ci aspetteremo in milioni di altri amori per smettere di aspettarci. Faremo l’amore con corpi senz’anima per scambiarcela ancora una volta. E io realizzerò tutti i miei sogni, tutti quelli per cui basterà il mio impegno e forse qualche volta mi mancherai accanto, e mi volterò fra la folla sperando di vedere il tuo sorriso illuminare di presenza un giorno >> CIT.M.B


Quando hai detto già detto ed ascoltato troppe parole, il silenzio esprime tutto..non serve aggiungere nulla o solo una parola, scivola perfetta e completa, decisa ma con un velo di malinconia, il suono di ADDIO.


martedì 23 luglio 2013

Frammenti di una pellegrina...


2012-07-23 17.31.10
Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba di Giacomo il Maggiore.
Le strade francesi e spagnole che compongono l’itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
A un anno di distanza ancora non riesco a trovare le parole per raccontarlo: emozioni, paure, girasoli, colori, albe, strade che si incrociano, intensità, boschi, destino, anima a fior di pelle. L’unico modo per raccontare un pò questo mio viaggio che ha lasciato un segno indelebile in me sono le immagini ed alcune parole di chi mi ha colpito.
“OGNI VIAGGIO INIZIA CON IL PRIMO PASSO” CIT.
2012-07-24 14.32.15
 ”CI SONO PERSONE, OCCHI CHE SONO VIAGGI, IL SOLO INCROCIARLI TI PORTA LONTANO”
2012-07-27 21.57.12 2012-07-28 07.17.502012-07-28 07.18.58
“NON ABBIAMO BISOGNO DI NULLA PER ESSERE FELICI, SOLO DI AMORE L’UNICA COSA CHE NON SI PUO’ COMPRARE” CIT2012-07-28 07.21.262012-07-28 07.58.30
“TU SEI L’UNICO RESPONSABILE DELLA TUA FELICITA’, SE NON SEI FELICE DELLA TUA VITA CAMBIALA!SI PUO’ SEMPRE SCEGLIERE…NULLA è IRREVERSIBILE”
2012-07-29 20.38.242012-07-30 10.32.482012-07-30 13.01.23
2012-07-30 13.09.012012-08-02 11.29.492012-08-02 18.07.43
“IL PROBLEMA MAGGIORE CHE OGNUNO DI NOI HA E’ SE STESSO”CIT
2012-08-02 19.16.322012-08-03 11.48.252012-08-03 13.24.24
“LE ANIME SI RICONOSCONO DAGLI OCCHI, QUANDO TI TROVI DAVANTI LA TUA GEMELLA NON PUOI CHE RICONOSCERLA”CIT2012-08-03 15.24.232012-08-05 13.49.162012-08-05 13.50.04
“PUOI INDOSSARE TUTTE LE MASCHERE, I VESTITI, COMPRARTI GLI OGGETTI CHE VUOI MA RIMANI SEMPRE TU! NON PUOI NASCONDERE CIO’ CHE SEI, TANTO MENO VERGOGNARTI DI ESSERLO, OGNI PERSONA HA LA SUA LUCE”
2012-08-05 14.25.352012-08-05 16.34.49  2012-08-05 22.33.472012-08-06 14.51.412012-08-06 22.13.202012-08-06 22.15.572012-08-07 02.59.102012-08-07 12.44.292012-08-07 12.44.402012-08-07 14.06.15
“NON ESSERE TRISTE PERCHE’ è FINITO, SII FELICE PERCHè è SUCCESSO”
2012-08-07 14.21.432012-08-07 14.40.032012-08-07 14.43.27
E QUANDO ARRIVI IN FONDO E VEDI QUEL LEMBO DI TERRA, LO PERCORRI FINO IN FONDO, TI RENDI CONTO CHE E’ FINITA DAVVERO….HAI FATTO CENTINAIA DI KM ED OGNI PASSO ERA UN GESTO DI LIBERTA’. ORA NON C’è PIU’ TERRA DA CALPESTARE, E’ ERA DI SCENDERE DALLE TUE SCARPE E FARE IN MODO CHE LA TUA VITA SIA MERAVIGLIOSA”
2012-08-08 08.07.55

lunedì 22 luglio 2013

La Strada..

Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. 
Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. 
Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. 
Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è 
facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto.
Tecnicamente parlando. 
Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.
Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.
Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. 
... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. 
Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen 

martedì 9 luglio 2013

Il Gatto con gli stivali...

2012-11-17 12.32.27
<< C’era una volta….un mugnaio che lasciò in eredità ai suoi figli un mulino, un somaro e un gatto. La divisione fu presto fatta senza bisogno di notaio o procuratore, che s'avrebbero mangiato essi tutto il misero patrimonio. Il maggiore ebbe il mulino, il secondo l'asino, e l'ultimo il gatto. Non si consolava questi che gli fosse toccata una così magra porzione. "I miei fratelli, diceva, potranno, mettendosi insieme, guadagnarsi onestamente la vita; per me, mangiato che avrò il gatto e fattomi della sua pelle un manicotto, bisognerà che muoia di fame"
Il Gatto, che udì queste parole senza però farne le viste, gli disse in tono serio e posato: "Non vi affliggete, padroncino mio, datemi solo un sacco e fatemi far un par di stivali per andar nelle macchie, e vedrete che la vostra sorte non è poi tanto cattiva quanto credete." […] Il Gatto in realtà fu la sua fortuna tant’è che la fiaba si conclude con ‘il padroncino’ che, grazie alle sue capacità, sposa la figlia del Re, la principessa. E vissero tutti felici e contenti…>>
C’è chi il Gatto lo riceve in eredità e chi, come me, lo trova sulla sua strada. Fu così che ebbe inizio la nostra storia, in un freddo pomeriggio d’inizio Novembre, quando un Gatto, è entrato nella mia vita.
talmente piccolo da stare in un palmo di mano, rosso rosso rossissimo, spelacchiato con  delle bizzarrissime striature anni 70’.
Mai visto un animale così, è stato amore a prima vista. Così Gigi-il-figlio-di-satana è diventato il mio coinquilino, dispettoso come pochi, ha fatto più voli lui da una parte all’altra della casa che un aereo Ryanair. Minuscolo, ma sempre affamato, poca è la differenza tra lui ed un San Bernardo. Litigavamo sempre, ma ci volevamo bene.
Gigi-non-farti-le-unghie-sulla-sedia-nuova
Gigi-non-saltarmi-sopra-finchè-dormo
Gigi-non-si-fa-la-pipì-negli-angoli
Gigi-non-puoi-entrare-in-doccia
2012-11-09 20.30.21
Mille volte mi sono sentita dire “voi due non siete fatti per stare insieme”, sarà che anch’io sono un elemento difficile ed indomabile, sarà che era uguale a me…non so… ma senza di lui non si poteva stare. Sono una accanita sostenitrice di ciò che dice Lilo, in Lilo&Stich:
“Ohana vuol dire famiglia, vuol dire che nessuno viene abbandonato”
Poi, fu il momento del cambio casa, del giardino e Gigi-voglio-uscire-e-prendo-la-porta-a-testate-finchè-non-la-apri..
Dicembre, iniziava a crescere e a voler fare ‘le cose che fanno i gatti grandi’…fino a che un giorno non si è perso.
“I gatti non si perdono”, mi dicevano, “i gatti normali , rispondevo– non Gigi”. Ancora una volta avevo ragione, dopo 4 giorni di estenuanti ricerche, ed aver smosso tutto il vicinato, l’ho ritrovato, una notte, infondo alla via che miagolava al vuoto disperato.
Si, perché Gigi riconosceva il rumore della mia macchina ed iniziava a miagolare appena imboccavo il vialetto, però non aveva senso dell’orientamento, era un po’ rincoglionito..come me. Dopo il campus di 4 giorni fuori casa, senza cibo, protezione e coccole, è tornato completamente cambiato.
Mansueto e tranquillo, neanche avesse fatto una seduta dall’esorcista..un’altro Gigi, certo..con il solito caratteraccio, ma non assaliva più chi entrava incasa, né saltava ovunque, né faceva pipì negli angoli.
In poche settimane era diventato il gatto del vicinato:
faceva compagnia alla vicina passando il pomeriggio a distruggerle il tappeto, andava dalla bambina isterica di sotto – lui le mangiava i biscotti e lei gli tirava il pelo
e poi stava con me, ormai diventato gigantesco...quando mi si sdraiava addosso a stella mi immobilizzava.
Gigi-non-puoi-salire-sul-letto…no problema, allora mi sdraio su di te;
Gigi-chi-è-questo-che-dorme-al-mio-posto…no problema, gli pianto le unghie nei polpacci
Gigi-non-si-prendono-le-porte-a-testate-i-gatti-miagolano-quando-vogliono-qualcosa
Gigi-svegliati-che-faccio-tardi-al-lavoro-e-non-mugugnare…
2012-11-13 19.34.05
E’ così..la nostra convivenza, quella certezza che quando torno a casa qualsiasi cosa sia successa..neve, pioggia, vento, grandine, sorrisi, lacrime…ci sei tu che mi aspetti sopra le scale, mi osservi mentre scrivo seduta al tavolo..aspetti che mi stenda sul divano per sdraiarti su di me…
una piccola certezza pelosa, in questa realtà dove nulla ha logica.
Ecco perché ieri quando mi hanno chiamata non ci potevo credere,
Ecco perché quando ho visto quel sacco nero..tu, nel fondo, non ci potevo credere…
Ecco perché sono così arrabbiata con te, asino di un gatto, tu e la tua stupida mania di stare con tutti…
Ecco perché non riesco a capacitarmi che una dannata macchina troppo veloce abbia cambiato così la nostra vita.
Più ti guardavo e più mi sentivo piccola, piccola, rimpicciolita, come Alice quando mangia il biscotto riduttore, osservavo qualcosa che non avrei mai vuoluto vedere.
Non vale Gigi…non vale abbandonarmi così!!!Te l’ho sempre detto che sei un asino….come minimo sarai finito in paradiso, a far pipì negli angoli!

mercoledì 3 luglio 2013

Date di scadenza..



Ieri sera, mi è tornata in mente la famosa anguria che fu ospite nel mio meraviglioso frigorifero muccato a Fuerteventura…correva l’estate 2009, tutte la ricordano.
Adoro l’anguria, la frutta in generale, fosse per me mi nutrirei solo di quello e generalmente d’estate accade sempre.
Mi piace il suo colore, l’odore, la freschezza, mangiarla  con coltello e mani a tutte le ore del giorno e della notte…una fetta d’anguria ci sta sempre.
Quella volta, mi ricordo, che presa dall’entusiasmo ne comprai metà assolutamente convinta di fulminarla in tre giorni..stipata in frigo, incastrata tra un ripiano e l’altro,iniziò così il suo soggiorno.
Il primo giorno ne mangiai un pezzetto, di corsa; il secondo, un quartino la sera; il terzo l’ho solo guardata.
Iniziarono a trascorrere i giorni…aprivo il frigo e la vedevo lì, mi aspettava splendente del suo rosso maculato..
Riflettendoci, quella fetta di anguria mi ricorda tanto le innumerevoli non relazioni che mi sono passate davanti agli occhi in questi anni. Sapete no? a cosa mi riferisco:
Quando conosci una persona, ti piace, la frequenti, ci stai bene, ma per enne motivi la relazione non va avanti, in molti casi nemmeno inizia, non scatta nulla, per pigrizia o per chissà:
rimane lì, appoggiata nel ripiano centrale a sinistra del frigorifero, dietro alla confezione del lavoro, vicino al barattolo degli impegni, rinchiusa nel sacchetto delle paure, coperta alla vista dall’egocentrismo delle persone. Resta lì si raggrinzisce lentamente, fermenta, diventa stantia ed, infine, un giorno, apri il frigo e ti rendi conto che inizia a puzzare.
A quel punto, non ti rimane che liberare lo scaffale: ti ritrovi davanti questa cosa ricoperta di muffa verdognola e ripugnante, che non ti va neanche di riprendere in mano.
Come quando ti trovi d’un tratto davanti una persona, che osservi e non ti suscita più nulla. Zero, elettrocardiogramma piatto…è annientante come sensazione, magari qualche mese prima al solo vederlo arrossivi e ti batteva il cuore all’impazzata. Come quando incontri un ex per strada, con il quale hai condiviso esperienze, a volte anni, per il quale hai versato lacrime e avresti spostato le montagne per farlo felice.
Oggi, lo guardi con quella disarmante indifferenza emozionale della quale non ti saresti mai ritenuto capace. Chissà cos’è che scatta, sarà una questione di tempi..o siamo anche noi come le fette d’anguria? Come i vasetti di yogurt?
Abbiamo una data di scadenza che non ci è data sapere…oltrepassata la quale, puff svanisce tutto e finisce la magia.
Questo perché? Perché quella buonissima fetta d’anguria tanto desiderata è stata dimenticata e lasciata ammuffire? Forse era stata comprata nel momento sbagliato, forse il frigo era troppo pieno, forse c’erano altre cose da mangiare, forse abbiamo anche noi un limite massimo di sopportazione oltre il quale scatta il game over….
Se ci si ferma a riflettere su questi meccanismi non si può che arrivare alla conclusione che:
l’amore è una malattia mentale, colpisce tutti inevitabilmente ed in modo imprevedibile… ti fa fare follie, ti sheckera, i risultati possono essere due: o un’ottima miscela piacevole o un cocktail imbevibile.
E’ rimasta dimenticata per più di 20 giorni, quel Picasso di fetta d’anguria (si lo so sono pessima), fino a che, ho preso il coraggio a 4 mani e l’ho buttato nella pattumiera trattenendo il respiro.
Mi è spiaciuto buttarla, è stato uno spreco…come tutte le ‘occasioni’ lasciate ad ammuffire, come tutte le persone che ti accantonano non curanti della data di scadenza…. quando, d’improvviso, si rendono conto di quello che hanno accantonato, e vorrebbero assaggiarti, ma tu non sei più commestibile.